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Cassazione accoglie il ricorso: l’avv. G. Mastropasqua riapre il processo sulla responsabilità della morte della giovane Lara Scamardella

Nota a Cass. pen., Sez. IV, 14 marzo 2025, n. 303

Il 13 agosto 2017 due vite si spegnevano in fondo al mare, nell’area marina protetta “Regno di Nettuno”.

Lara Scamardella, una ragazzina di appena tredici anni, e Antonio Emanato, sub e istruttore, non sarebbero più riemersi.

L’immersione si era trasformata in tragedia.
Ma la vera battaglia per la giustizia sarebbe cominciata solo dopo, nelle aule di giustizia.

Al centro di quella battaglia, un avvocato del Foro di Napoli, Gaetano Mastropasqua, che sin dalle prime battute ha difeso con tenacia e determinazione la memoria di Antonio Emanato, travolto da accuse ingiuste, e i diritti di chi aveva perso un fratello, un figlio, un affetto.

Dopo una lunga e tormentata vicenda processuale, il 4 luglio 2024 la Corte d’appello di Napoli aveva assolto Edoardo Ruspantini, responsabile della società di diving che aveva organizzato l’escursione subacquea.

Un’assoluzione che aveva colpito come un macigno le famiglie delle vittime e lasciato irrisolti nodi fondamentali: chi aveva realmente la responsabilità di impedire che quella bambina, priva di brevetto e di adeguata preparazione, si immergesse in un anfratto pericoloso a 16 metri di profondità?

L’avvocato Mastropasqua congiuntamente con la Procura Generale ed i legali della minore, gli avv.ti Picone hanno impugnato la decisione, portando il caso dinanzi alla Corte di Cassazione.
Un ricorso tecnico, articolato, che ha saputo ribaltare le sorti di un processo che sembrava già scritto.

Il 09 luglio 2025 è stata depositata, la sentenza n. 303/2025 della Suprema Corte: annullamento con rinvio della sentenza di assoluzione per Ruspantini. La Corte ha accolto in pieno i motivi sollevati dal legale della parte civile Michelangelo Emanato, riconoscendo la gravità delle carenze motivazionali della Corte d’appello e l’erroneità nel disconoscere la posizione di garanzia assunta da Ruspantini.

“Non era un semplice passaggio in barca”, ha sempre sostenuto l’avv. Mastropasqua. “C’era un contratto, una dichiarazione di responsabilità, una fiducia accordata a una struttura di diving che aveva il dovere di garantire sicurezza”.

La Cassazione ha dato ragione a quella tesi: non solo Ruspantini aveva assunto una posizione di garanzia, ma la sua condotta omissiva – la mancata discesa in acqua, l’assenza di accompagnatori, l’inosservanza delle regole sull’immersione di minori non brevettati – ha avuto rilievo causale nella tragedia.
Ancora più importante, la Corte ha escluso con fermezza ogni responsabilità in capo ad Antonio Emanato, riconoscendo che nessuna posizione di garanzia era da questi assumibile.

Una pronuncia che restituisce dignità alla figura di un uomo morto nell’adempimento del suo ruolo, ma ingiustamente additato -da subito- come colpevole da chi avrebbe dovuto proteggerlo e affiancarlo.

L’avv. Mastropasqua, con una difesa efficace e documentata, è riuscito a far emergere ciò che in troppi avevano cercato di dimenticare: che le responsabilità non si cancellano con le parole, che il dovere di proteggere vite umane non può essere eluso dietro formalismi o mistificazioni eteroaccusatorie.

“Era una battaglia per la verità – ha dichiarato – non solo processuale, ma morale. Oggi abbiamo ottenuto giustizia”.
Il processo ora torna alla Corte d’appello, per una nuova decisione, finalmente alla luce dei principi affermati dalla Cassazione.

Ma una verità, oggi, è già stata ristabilita: Antonio Emanato non ha tradito la fiducia di nessuno. La giustizia ha finalmente cominciato a fare il suo corso.